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Psicologia archetipica


Convegno Nazionale “Sguardi sulla Psicologia Archetipica- L’insegnamento di J. Hillman”. Palermo 10 Febbraio 2006
Presentazione Convegno


Buongiorno a tutti. Vi ringrazio anzitutto per la partecipazione e ringrazio in modo particolare i relatori presenti, rappresentanti dell’Ass. Crocevia, dell’ordine degli psicologi, del corso di laurea in psicologia e del settore salute mentale della ASL 6 di Palermo. Mi auguro quindi che l’energia di questo posto e di tutti noi possa determinare uno scambio proficuo, attivatore di numinosità, per restare in tema con col convegno e col luogo che ci accoglie.. Oggi in questo splendido posto, dove l’anima respira il mondo, su queste colline che accolgono Palermo e la Conca d’oro, proveremo a rintracciare le fila di un movimento culturale che proprio del concetto d’anima fa il suo asse portante, movimento nato circa 20 anni fa col nome di Psicologia Archetipica il cui fondatore è J. Hillman. Mi piace aprire i lavori di quest’oggi citando Ermes, Dio dei viandanti e accompagnatore di anime, per delineare il fil-rouge della nascita e dell’evoluzione del progetto che hanno portato a questo convegno….il viaggio quindi, che Crocevia come associazione culturale si pone. Crocevia, come la parola stessa indica, è luogo d’incontro, incontro di posizioni teoriche e pratiche diverse con lo scopo di dar vita a confronti e comunioni sempre nascenti dalla poliedricità. Crocevia nasce a Catania nel 2002, e porta avanti, attraverso una serie di seminari e convegni, un discorso junghiano-hillmaniano, non chiudendosi però all’interno di queste due matrici, ma accogliendo parimenti posizioni altre, dando spazio così al politeismo della mente e, quindi, ai diversi approcci che alla mente o, meglio all’anima si accostano. Essere in Crocevia a mio avviso determina, -fondandosi - l’apertura all’irriverenza , intendendo con tale termine la possibilità d’includere nella propria identità culturale e professionale spazi altri oltre la teoresi d’appartenenza . E’ un fare anima che dal mondo con le sue mille sfaccettature trae nutrimento. In tal senso Psicologia non è soltanto il funzionamento della psiche con i suoi disagi, ma è anche il mio osservare la tela che ho dinanzi e che nutre le mie immagini, Psicologia è come mi sento dentro la città, Psicologia è la sofferenza di fronte alla perdita del bello, archetipicamente inteso, Psicologia non è solo dentro me, ma fuori… L’idea di questo convegno, pensato a più cuori e portato avanti a più mani, nasce, quindi, da un processo teleologico che unendo emozione ed intuizione, desidera divulgare la conoscenza della Psicologia Archetipica che può definirsi come un ramo eterodosso della Psicologia Analitica junghiana; cito dal testo Caro Hillman: “Intrisa di elementi neoplatonici, la Psicologia Archetipica allude fin dalla sua denominazione agli archetipi, forme primarie ed universali del funzionamento psichico, che si manifestano in ogni aspetto della vita dell’uomo:compaiono nei miti, nei riti, nelle arti, oltre che nei sogni e nella stessa psicopatologia…in questo senso Hillman recupera la mitologia greco-romana facendo degli Dei e delle loro storie mitiche altrettanti paradigmi del comportamento e dei sentimenti umani” (R. Mondo, L. Turinese, Caro Hillman, Boringheri 2004). Dicevo all’inizio che uno dei concetti fondamentali della Psicologia Archetipica è il lavoro sull’anima; in greco Psichì indica l’anima, ed è in questa prospettiva che Hillman si abbandona al gioco oscuro, passionale e spesso confuso delle immagini che l’anima umana evoca, concretizzandole nel suo divenire attraverso i comportamenti e le esperienze. Nel linguaggio evocativo della psicologia junghiana Anima è l’archetipo della relazione tra noi e le cose…indi si riferisce all’aspetto psicologico della connessione tra parti. In tal senso il recupero degli aspetti immaginali nonché ombrosi e sotterranei, diviene l’aspetto fondamentale e fondante dell’analisi hillmaniana, aspetti che non sono solo riconducibili all’ esperienza personale dell’individuo, ma ascrivibili anche al mondo esterno, a tutto ciò che ci circonda: le strutture architettoniche, le strade, i giardini, le energie del mondo… In questo senso Hillman mutua da J. Keats la frase: “Chiamate vi prego il mondo la valle del fare anima. Allora scoprirete a che cosa serve il mondo” (J.Hillman, Fuochi Blu, Adelphi 1996), per indicare che lo spazio culturale in cui siamo inseriti diviene, in tal senso, l’opus del fare anima. Il concetto di anima è strettamente connesso a quello di archetipo: l’archetipo anche in Hillman richiama la nota raffigurazione junghiana che rimanda a forme primarie ed universali del funzionamento psichico non conoscibile in sé, ma evidenziabile nei miti e nei sogni e nella psicopatologia…l’archetipo, scrive Jung “Rappresenta o personifica determinati fatti della primitiva psiche oscura, delle vere invisibili radici della coscienza” (C.G. Jung , Opere, Bollati Boringheri). Ma il discorso hillmaniano, radicalizza il concetto di archetipo rispetto alla definizione junghiana, ancorandolo maggiormente alla sfera mitologico-immaginale: ogni comportamento è guidato da un mito e quindi da un archetipo: ma questi complessi concetti verranno ulteriormente esplicitati nella prima parte del nostro convegno.
Per Hillman, dunque, il soggetto principale della psiche è l’anima, che ha il compito poetico d’interconnettere gli eventi in modo immaginale. L’anima egli scrive :” è una prospettiva…una visuale sulle cose…per cui anima in primo luogo si riferisce all’approfondirsi degli eventi in esperienze, in secondo luogo la densità di significati che l’anima rende possibile deriva dal suo speciale rapporto con la morte; in terzo luogo per anima io intendo la possibilità immaginativa insita nella nostra natura. (J. Hillman, Re-visione della Psicologia, Adelphi 1983). Anima, quindi, concreta, molteplice, immanente. La prassi analitica in tale ottica pone l’accento sulla “messa in scena” dell’immagine, in cui questa viene accolta, ascoltata, lasciata creare nel suo divenire…potremmo dunque dire che l’anima si coglie nelle imperfezioni e nelle sfumature di ognuno di noi, che lungi dal rappresentare il sintomo da debellare, manifestano invece gli Dei sfuggiti al controllo della Persona, utilizzando tale termine nell’accezione junghiana di maschera sociale. Una terapia riuscita, scrive Hillman “ è una collaborazione tra narrazioni, una re-visione della storia in una trama più intelligente, più immaginativa, che implichi altresì il senso del mythos in ogni parte della storia,…ed è in tale attenzione per il mondo immaginale che le immagini si trasformano in presenze, che le fa diventare esseri viventi…i contenuti psichici diventano potenze, spiriti, Dei (Ibidem, 1996). Il fare anima, scrive ancora, è quindi, un fare racconti. E’ “ La capacità digestiva di raccontare” (J. Hillman, Gli animali del sogno, Raffaello Cortina Ed. 1991).
Questa premessa riassume, per grandi linee, ciò che verrà tematizzato in questa giornata, con una nota peculiare, nella seconda sessione, in cui verranno poste a confronto posizioni teoriche e cliniche diverse. Analogie e differenze tra la Psicologia Archetipica ed il concetto di Noità esprimeranno le varie voci del corteo psichico: gruppi interni, gruppi esterni; origine, creatività ed evoluzione di tali gruppi nel loro dipanarsi nell’anima del mondo. L’Anima Mundi hillmaniana e la Noità, trovano in questa sede, spazio per la riflessione, prodotta - ancora una volta -, dalle immagini del e nel mondo, dal sogno, dal desiderio. Apro una parentesi: questa parte verrà tematizzata comunque, anche se non dal prof. Di Maria, poiché a causa d’improvvisi ed improrogabili impegni personali non sarà con noi stamane. A lui vanno i nostri più calorosi saluti e ringraziamenti. Riprendendo… di confronto ancora questa giornata sarà evocatrice…il testo “Caro Hillman” a cura di R. Mondo e L.Turinese, avendo una struttura epistolare, si pone come crogiuolo di riflessioni, assonanze e dissonanze tra vari analisti di diversa matrice ed il Prof. Hillman. E ancora… avremo il resoconto di un caso clinico in cui il narrare “ oltre le mura della stanza del lettino” comporta la messa in scena di una diversa visione della terapia analitica.
La diversità è da sempre una ricchezza se vista nella possibilità di aprire spazi al non me ed al non mio, dove il non me e il non mio costituiscono il pensiero, il corpo e la cultura altrui, ma anche la propria patologizzazione … Accettazione della diversità, in tal senso, diviene accettazione del molteplice. Far vivere in sé il molteplice significa altresì raggiungere lo stato di advaita, termine sanscrito che indica assenza di dualità…
Il dibattito, quindi, che come tavola rotonda, i relatori in questa giornata si propongono come télos, è in ultima battuta, respirare il caleidoscopio del mondo - l’anima- per navigare dentro ciò che nello spazio ctonio e celeste, nonché dentro e fuori di noi ci fonda, ci circonda, ci appartiene, ci connette al senso.
Grazie e buon lavoro a tutti noi.

 


LA PSICOLOGIA IN TRASPARENZA O LA CONSAPEVOLEZZA  DELLA PSICOLOGIA

Riflessioni sul Convegno Nazionale “Sguardi sulla Psicologia Archetipica- L’insegnamento di J. Hillman”. Palermo 10 Febbraio 2006

  

                                                                  “La soluzione di ogni problema è un altro problema”

                                                                    “Chi vive deve essere sempre pronto ai mutamenti”

                                                                                                                                 J. W. Goethe

 

Il convegno sulla psicologia archetipica e sull’insegnamento di J. Hillman tenutosi a Palermo il 10 Febbraio 2006 presso L’Oasi Diocesana di Baida si è posto come obiettivo la divulgazione del pensiero hillmaniano nonché momenti di riflessione su cosa significhi nel profondo “fare psicologia”. Il Convegno organizzato dall’Associazione Crocevia con il Patrocinio ed il Contributo dell'Ordine degli Psicologi della Regione Siciliana si è avvalso anche dei patrocini dell’Università di Palermo - Corso di Laurea in Psicologia - e della Regione Siciliana - Assemblea Regionale -, ed ha visto interagire una polifonia di diverse matrici teoriche di notevole spicco nel panorama psicologico attuale. L’associazione Culturale Crocevia nasce a Catania nel 2002 e porta avanti , attraverso seminari e convegni, un discorso hillmaniano-junghiano non chiudendosi però all’interno di queste due matrici , ma accogliendo parimenti posizioni altre dando spazio così al politeismo della mente e , quindi, ai diversi approcci che alla mente o meglio all’anima si accostano. La parola stessa “Crocevia” indica un sostare di fronte ad itinerari diversi con la possibilità della scelta…La prima sessione, moderata da Bent Parodi , si è aperta con l’intervento di Fulvio Giardina  che ha sottolineato la vitalità della realtà siciliana con le sue diverse prospettive teoriche, esigenza socio-politica destinata all’apertura di nuovi modelli e metodi volti all’amplificazione del fare psicologia. Già nel 2001 nell’incontro con il Pof. Hillman avvenuto a Catania  presso il Monastero dei Benedettini , Fulvio Giardina aveva sottolineato quanto Hillman appartenesse al mondo della psicologia “nel senso più ampio del termine, superando le specificità dell’appartenenza teorica e metodologica”. Gli interventi di Riccardo Mondo e Luigi  Turinese  sono stati dedicati alla figura ed al  pensiero di James Hillman , allievo di Jung ed amplificatore eterodosso del suo pensiero. La Psicologia Archetipica è ,infatti,  un movimento nato circa venti anni fa e fondato da James Hillman che  si configura come un ramo eterodosso della Psicologia Analitica di C. G. Jung ,  poiché amplificando alcuni concetti cardine della Psicologia Analitica, si sgancia da essa per evolvere in una radicalizzazione del primato dell’immaginale immerso in una psiche archetipica , ponendo in tal modo l’individuo nella psiche cosmica e non la psiche nell’individuo. Seguendo l’intervento di Luigi Turinese scopo dell’analisi è ridare alla psiche la sua capacità immaginale, dove la capacità digestiva di narrare e ascoltare le storie dei pazienti riconnette l’anima al mondo. Nella teoresi hillmaniana possiamo rintracciare quattro topoi fondamentali:

1)   un enfasi sulla nozione di anima;

2) un recupero dell’immagine ;

3) una revisione della clinica alla luce dell’attività dell’anima e delle immagine da essa prodotte;

4) una re-visione della teoria della personalità all’interno di una psicologia politeistica.

In Revisione della Psicologia leggiamo che  (Hillman 1975, Adelphi) anima o psiche indicano in primo luogo l’approfondirsi degli eventi in esperienze; in secondo luogo la densità di significati che l’anima rende possibile deriva dal suo speciale rapporto con la morte; in terzo luogo è la possibilità immaginativa insita nella natura umana. La Psicologia  Archetipica in tal modo sembra restituire all’anima il posto che le compete: essa si pone come tertium tra lo spirito e d il corpo.

Il discorso sull’anima, come afferma Riccardo Mondo, si collega in tal modo alla deletteralizzazione o meglio al vedere in trasparenza gli accadimenti interni ed esterni dissacrando dogmi prestabiliti dalla psicoanalisi, lasciando invece fluire il pensiero verso la fantasia che quello specifico accadimento ha creato. La capacità dell’anima o psiche (i due termini in Hillman sono intercambiabili) di creare immagini è primitiva ed ineliminabile, ed il modo principe della creazione immaginale è il sogno. Ma attraverso un meccanismo circolare l’immagine “fa anima” fondandola a sua volta attraverso al capacità di esprimere il mondo immaginale sottostante ad essa. Fantasia che nel pensiero hillmaniano è sempre connessa ad uno o più miti di riferimento.

Il suo pensiero rende omaggio alle teorie della complessità , dove ogni aspetto della vita, del mondo, delle sue energie vengono considerate psicologia : l’attenzione per il bello, per ciò che accade fuori dalla stanza di analisi (Anima Mundi), per le strutture architettoniche e per le relazioni etiche che gli uomini intrattengono, diventano oggetto d’analisi in quanto componenti fondamentali del vivere l’anima o meglio , del fare anima. Potremmo dire che l’anima è una costruzione itinerante dove nulla è dato per scontato e dove nulla può essere visto sotto griglie teoriche prestabilite.

In tal senso anche la patologia diventa una componente essenziale dell’anima . Attraverso l’attitudine a patologizzare, l’anima esplicita la sua origine: il regno dell’Ade dove la connessione con la morte determina il pensiero e il comportamento nel mondo.

Seguendo il discorso pirandelliano dell’essere tutti e nessuno la Psicologia Archetipica affonda tutta la sua  dialettica nel concetto di una psiche politeistica poiché la complessità che ognuno di noi è, non denuncia scissione psicotica , bensì molteplicità , ed è in tale molteplicità che la relazione terapeutica fonda se stessa. La terapia non debella il sintomo ma porta alla luce il suo significato, connette spazi senza trama in un caleidoscopio di possibilità e di senso, in cui i sintomi rappresentano gli Dei sfuggiti al controllo della Persona, utilizzando tale temine nell’accezione junghiana di maschera sociale.

Il pensiero hillmaniano va controcorrente: non una spiegazione per tutto ma, come scrive lo stesso Hillman “ la complicazione più che la spiegazione è il metodo principe dell’intelligenza politeistica” . A tal proposito Riccardo Mondo afferma :” si può apparire disorientati da un pensiero complicante che ci appare distante dal fare concreto, che amplifica, trova connessioni culturali e sfondi mitologici all’accadere umano, troppo teorico dimenticando che teoria significa visione delle cose…lo psicologo è un operatore della complessità psichica e personalmente diffido di chi mi offre una polaroid con una sola lente focale in dotazione e mi assicura che potrò fotografare tutto e bene!”

Il monito che appare da queste parole è quello di non diffidare dell’apparente assenza di confini che il pensiero hillmaniano sembra determinare, laddove invece si travalica il già noto per entrare in spazi di pensiero che ampliano possibilità alla ricerca di senso. Le potenzialità del daimon - che per Hillman rappresenta la ghianda originaria con cui ogni essere umano viene al mondo e sganciata da ogni intenzionamento familiare o transgenerazionale -, non sono definite, e spesso, non conosciute fino alla morte: non vanno chiuse, quindi, porte che possono aprirsi ad universi ignoti  forieri d’ inventum personali  non derivanti dall’ambiente familiare in cui si è cresciuti.    

La seconda sessione del convegno si è invece posta come voce altra rispetto alla teoresi hillmaniana.

Giocando con un inversione di termini “Molte persone , Molti dei”  anziché  “Molti Dei , Molte persone” tratto da Fuochi Blu (Hillman  1989, Adelphi), Girolamo LoVerso mette in risalto il concetto di Noità per intendere la priorità del gruppo familiare e sociale nella psiche piuttosto che il concetto mitologico cui Hillman fa riferimento. L’identità è il precipitato della complessità delle relazioni intercorse dalla nascita in poi , pur se con componenti neoteniche e , quindi, filogenetiche.

La posizione gruppoanalitica,  ponendo in risalto il bisogno che l’esperienza venga contestualizzata nell’ hic et nunc, si pone con sguardo interrogativo al concetto d’archetipo,poiché essendo questo inconoscibile rischia di lasciare fuori la possibilità di rendere concreta l’attività della psiche. Il concetto di archetipo secondo la Gruppoanalisi è trascendenza, laddove invece l’esperienza ha necessità tuttavia di un trascendimento e, quindi, la connessione tra l’anima e il mito deve seguire un percorso che va dal basso verso l’alto piuttosto che dall’alto verso il basso. L’intervento di Giuseppe Ruvolo esplicita in tal senso il bisogno di poter dire “delle parole”dove queste rendano giustizia della fattualità e non rimangano invece ancorate al mondo delle idee. In tal senso la teoresi hillmaniana sembra essere considerata non solo psicologia ma anche letteratura, filosofia…e da qui la possibilità ecumenica che la Psicologia Archetipica offre: registro immaginale, fare anima, passaggio dallo specchio alla finestra, dall’intrapsichico al mondo esterno e, quindi, alla dimensione politica e religiosa dell’essere.

La polifonia del corteo hillmaniano trova spazio nel testo Caro Hillman a cura di Riccardo Mondo e Luigi Turinese, che come testo epistolare mette insieme posizioni ora concordi ora discordi con il Prof. Hillman , determinando la possibilità di un crocevia a più mani nella creazione di pensiero.

La metafora che in questo senso  Giuseppe Ruvolo utilizza è che Hillman sembra essere il sale in cucina da usare in dosi contenute: apertura di nuovi sensi attraverso il contrasto.

La lettura hillmaniana del resto attraversa più fasi e spesso dopo l’esplicitazione di un concetto, Hillman sembra rimettere in discussione quanto affermato, non nei termini della negazione, ma nei termini di un continuo approfondimento ed evoluzione di cui l’anima ha necessità per riconoscersi.

Franco La Rosa,  ha presentato una relazione su un caso clinico narrando un diverso modo di fare terapia: dalla stanza d’analisi alla stanza del paziente ove il mondo privato del soggetto in questione, coi suoi colori, dolori, imminente morte, aprono possibilità altre rispetto ai dogmi classici cui la psicologia è ormai ancorata.

Il messaggio hillmaniano sembra infatti essere quello di una ristrutturazione del fare psicologia: non griglie irremovibili di lettura dell’oggetto psiche, ma connessione con le mille sfaccettature del mondo, della filogenesi  e,  con la capacità poetica nonché mitopoietica della psiche.

L’incontro tra Psicologia Archetipica e Gruppoanalisi è stato realizzato  al fine di dare spazio all’espressione dei “molti” che agiscono all’interno della Psiche. Partendo dal mito sottostante la manifestazione di sé e dal mondo in cui siamo inseriti fino alla conoscenza del proprio daimon,  o dalle identità familiari e culturali che   plasmano la stessa manifestazione fino al raggiungimento dell’autòs, è stato possibile creare un vertice a più mani per “fare anima”.    

Convegno, dunque, all’insegna dei molti e dei perché, convegno all’insegna del confronto, della possibilità  al crocevia di riflettere,  porsi domande, osservare, scegliere, potendo sempre cambiare direzione nella revisione e nell’amplificazione di sé. Ma soprattutto giornata all’insegna dell’accettazione della diversità e del molteplice.


 


 

 

 

 











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